Cidade de Bragança


Coluna do Prof. Angelo: Il comune di Castelvecchio Subequo e San Francesco D’ Assisi
Por Angelo Giuseppe   Quarta-Feira,  09 OUT 2013

 Cari Amici Lettori,dopo un lungo periodo di assenza dovuta a motivi di lavoro ed anche un pó di salute ritorno a voi, in questi giorni di Ricordi Francescani,Santo a mé molto caro, per parlarVi di un piccolo e antichissimo paese CASTELVECCHIO SUBEQUO che si trova in Abruzzo vicino alla cittá dell’Aquila, nell’Italia Centrale,dove nel convento dei Frati Minori o Capuccini (Francescani), si trova gelosamente custodita, un’ Ampolla con un poco di Sangue uscito dalle Stigmate di San Francesco raccolte durante il travaglio in cui le ricevette miracolosamente da Gesú.

E miracolo nel miracolo il giorno 01 ottobre di quest’anno durante un’Ostensione pubblica e alla presenza di molti pellegrini, il Sangue si é Liquefatto lasciando tutti sorpresi, che si sono inginocchiati subito pregando il Santo, che ha dimostrato ancora la Sua Presenza e Potenza. Sembra che San Francesco abbia avuto con questo paese una forte famigliaritá tanto da recarvisi con frequenza.

Un poco di storia

La chiesa e il convento di San Francesco d'Assisi


La costruzione del convento è correlata alla presenza del Santo nell’area tra il 1216 e il 1222 e all’ospitalità che i Conti di Celano gli offrirono nel loro castello; in tale occasione i Conti fecero dono al Santo della chiesa di Santa Maria piè di Potano e di terreni in Castello Vetulo. Tra il 1221 e il 1261 intorno a S. Maria fu costruito il primo nucleo del convento e nel 1267 il Vescovo di Sulmona permise la costruzione di una chiesa più grande e il completamento del convento.

La nuova chiesa, raro esempio di architettura religiosa francescana trinavata, fu consacrata nel 1288 ma radicalmente trasformata nel 1647. Della ricca decorazione parietale con dipinti murali restano numerose testimonianze ed in particolare i preziosi affreschi di scuola di Giotto del sec. XIV che decorano la Cappella di S. Francesco.

La Cappella, gotica negli stilemi, fu costruita dove sorgeva l’originaria chiesa di S. Maria piè di Potano e affrescata quando Ruggiero II, Conte di Celano, si ritirò a vita monastica nel convento (1392).

Danneggiata dalle trasformazioni secentesche fu restaurata nel 1931. Nella chiesa è eccezionale la ricchezza dell’apparato decorativo tardo-secentesco per l’imponenza e la qualità di altari in pietra, in stucco ed in legno di noce che ospitano dipinti su tela di notevole valore.

L’Altare Maggiore, capolavoro di ebanisteria in noce, conserva gli stemmi dei Pietropaoli che lo commissionarono nel sec. XVII: è alto 8 metri, finemente intagliato e corredato di 27 statue lignee.

Sul retro sono da notare la sobrietà del coro ligneo con leggio centrale e lacerti di affreschi trecenteschi sulle pareti. Nella chiesa sono poi posizionati il pulpito (fine sec.XVIII) e l’organo settecentesco in legno policromo.

Utili ed ammirevoli le dettagliate informazioni a disposizione dei visitatori per conoscere e apprezzare le opere d’arte. Nell’ampliamento secentesco un secondo chiostro fu addizionato all’impianto medievale; quello originario che ha perduto completamente il ciclo di affreschi quattrocenteschi dedicati alla vita e ai miracoli del Santo, venne modificato nel 1530 e nuovamente, con la costruzione del loggiato superiore, nel 1643.

Nei secoli la chiesa ed il convento si sono arricchiti di doni ed offerte che costituiscono il Tesoro di S. Francesco, una preziosa raccolta di capolavori come i reliquari offerti da Nicolò, tra cui: la Pasquarella, una statuetta in argento del 1412 raffigurante la Madonna con bambino e due Angeli; un cofanetto in stagno lavorato di corrente nordica del sec.XIV; sei reliquari d’argento e rame dorato del sec.XV, una croce d’altare d’argento dorato di Nicola Pizzulo del 1403; un reliquario a tempietto di scuola sulmonese del sec. XIV.

Il complesso conventuale di S. Francesco é ancora oggi meta di pellegrinaggi il 28 agosto, giorno della Perdonanza Celestiniana, in memoria del passaggio (1298) e del miracolo che fece Piero del Morrone diretto a L’Aquila per diventare papa Celestino V.

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Catacomba di Svperaeqvvm

Agli antichi monumenti pagani di Svperaeqvvm aggiungiamo anche monumenti cristiani con la catacomba del IV secolo d.c., scoperta casualmente nel luglio del 1943, a circa 500 metri dal centro del paese.

Un ragazzo che, insieme ad altri suoi coetanei, rincorrendo degli uccelli nel pendio della parte nord della collina di Colle Moria, sprofondò in una buca che immetteva in una lunga grotta o galleria.

La Soprintendenza ai monumenti e antichità di L'Aquila e di Chieti e, successivamente la competente Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, fatto un sopraluogo, dopo una visita minutissima, accertarono trattarsi di una vera catacomba del IV secolo.

La catacomba è una galleria scavata nella roccia composta di grandi banchi di sabbiolina bianca finissima, lunga una quarantina di metri ripartita in due bracci ad angolo retto di circa una ventina di metri ciascuno, larga un metro e venti, alta due metri con volta a botte ripiena ai lati di sepolture con iscrizioni graffite sopra l'intonaco.

Nell'interessante galleria si osservano numerosi sepolcri, iscrizioni, lucernette collocate nelle nicchiette delle pareti, una croce uncinata con le gamme volte a sinistra alta cm. 16 tracciata con stecca nella calce fresca; e un monogramma di Costantino alto cm. 13 tracciato parimenti con stecca sopra l'intonaco di recente impastato.

Le sepolture sono di tre specie: fosse in terra o forme, arcosoli e loculi; le forme sono scavate nel suolo lungo le pareti della galleria, gli arcosoli sono tagliati ora al piano della galleria ed ora più in alto, chiusi e ricoperti con dei tegoloni lunghi centimetri 74 e larghi 48.

I loculi quasi tutti di grandi dimensioni sono tagliati nelle pareti e di preferenza in alto, contenenti scheletri di uomini di grande corporatura, con i piedi disposti verso l'uscita della catacomba.

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La chiesa di Sant'Agata

La chiesa, esistente nel 1114, conserva nella più attenta disposizione del pietrame basamentale dell’abside circolare memoria dell’impianto benedettino edificato sul podio di un tempio pagano, intitolato ad Ercole, ancora visibile nei grossi elementi lapidei modanati del prospetto est.

L’ingresso originario della chiesa era in facciata a circa 2 metri sull’attuale piano di campagna; i ruderi dei muri sul retro della chiesa lasciano ipotizzare un ampliamento dell’edificio religioso mai completato.

Di fronte alla chiesa è situata la Fonte trecentesca in cui avviene il rito taumaturgico della “immersione” delle pagnotte di S. Agata il 4 di febbraio; le virtù curative dell’acqua della Fonte e il rinvenimento di tracce di grandi edifici della prima età imperiale, di un acquedotto e di canalizzazioni intorno al Santuario lasciano ipotizzare la presenza di un complesso termale dove si praticava l’idroterapia (cura basata su bagni freddi e assunzione di acqua fredda).

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Chiesa dei ss. Giovanni Battista ed Evangelista


L’edificio fu costruito, probabilmente su preesistenze, come cappella del vicino Palazzo Castellato e divenne nel 1500 parrocchia. Nel 1183 è menzionata nella Bolla Corografica papale di Lucio III. Nel 1745, per volere dei Barberini, all’epoca feudatari, l’architetto Fontana fece abbattere la chiesa e la riedificò a tre navate.

Sulla sinistra della chiesa c’è l’ingresso al Palazzo Castellato; nel paramento in conci regolari a faccia-vista è inserita la Porta medievale a sesto acuto e sottarco ribassato e arretrato che accoglieva la cancellata a ghigliottina di chiusura del varco; murata sulla destra un’epigrafe romana ricorda la riparazione dell’acquedotto che portava l’acqua a Corfinium.

Dalla piazzetta una scala a doppia rampa dà accesso alla chiesa, internamente ripartita in tre navate e di gusto tardo-barocco, presenta interessanit tele tra le quali quelle dedicate alla Madonna Addolorata e alle Anime Sante.

Di rilievo anche il battistero del XVIII secolo realizzato in pietra e marmi intarsiati, alla cui base è scolpito l’antico stemma civico del paese per ricordarne la committenza dell’allora sindaco Francesco Paulini (Paolini), realizzato da Gregorio D’Amato, artigiano, probabilmente originario di Pescocostanzo.

Il 16 ottobre del 1968, con documento vescovile, l’amministrazione della parrocchia fu affidata ai Frati Minori Conventuali del convento di Castelvecchio Subequo.

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Chiesa di San Rocco

La chiesetta di San Rocco (un tempo isolata dal resto del paese) è situata ad ovest dell'abitato castelvecchiese.

Numerose, nel territorio subequano, le chiese dedicate a questo Santo e, tutte, a suo tempo sono state edificate al di fuori dei centri abitati. La ragione di questa scelta sono da ricercarsi al particolare culto legato a San Rocco legato al ruolo di protettore contro la peste.

Probabile che, nelle ricorrenti epidemie contagiose, i malati erano ricoverati in queste chiese e in esse sepolti in caso di morte, questa non è un'ipotesi, almeno nel caso castelvecchiese, ma una verità che risulta dagli atti di morte esistenti nella nostra parrocchia.

All'interno della chiesetta vi è un altare di fattura abbastanza recente. Alla sua sinistra è situato un affresco di ottima fattura ed in buono stato di conservazione. In esso è raffigurato san Rocco con gli attributi del pellegrino, mentre, rivolgendo lo sguardo al cielo è soccorso da un angelo che gli guarisce le piaghe.

A destra è dipinto un veliero in miniatura con vicino una scialuppa di salvataggio: chiaro riferimento alle epidemie di peste che alcune navi provenienti soprattutto dall'oriente importavano da noi. In questo affresco è presente un'interessante graffito con la data del 1525 che ne indica la probabile realizzazione.

Un altro affresco, forse della fine del 1600, anche questo di buona mano, rappresentante un san Rocco giovanile accanto alla Madonna ed a un bambino sul trono, è situato sulla parete destra della chiesa.

Ex voto, a testimonianza di interventi miracolosi ottenuti dal santo taumaturgo e consistenti in diversi bastoni e stampelle, sono appoggiati sulla parete sinistra di fondo.

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Mi auguro che questo mio ritorno Vi ritrovi tutti ancora disposti a seguirmi nei miei articoli.